Licei Poliziani - Montepulciano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Risorse Novità dall'Universo - Archivio Gli anelli di Saturno hanno le loro “stagioni” e la Divisione di Cassini brilla nell’infrarosso

Gli anelli di Saturno hanno le loro “stagioni” e la Divisione di Cassini brilla nell’infrarosso


Luna piena: 15h 54 m 12 marzo 2017





Gli anelli di Saturno hanno le loro “stagioni” e la Divisione di Cassini brilla nell’infrarosso



Gli anelli di Saturno sono un miracolo di equilibrio gravitazionale: questo lo sappiamo. La loro stabilità fu spiegata da Clerk Maxwell con un bellissimo lavoro di meccanica celeste che risale alla metà dell’Ottocento. Ma stabilità non significa immutabilità. Gli anelli di Saturno hanno una loro lenta evoluzione dinamica e anche mutazioni stagionali. Queste ultime sono state messe in evidenza con una serie di osservazioni e fotografie ottenute con il telescopio “Subaru” da otto metri di apertura alle Isole Hawaii. E’ intuitivo che l’esposizione degli anelli alla radiazione solare varia con la loro inclinazione rispetto al Sole; altri cambiamenti sono indotti dall’ombra del pianeta su di essi e dal mutare della distanza di Saturno dalla nostra stella. Le foto riprese con Subaru nel 2005 e nel 2008 nella banda del medio infrarosso, messe a confronto, dimostrano che nel 2008 l’anello C era più luminoso degli altri. Appariva invece meno luminoso nella luce visibile.
Anche l’aspetto della Divisione di Cassini cambia se la si osserva in bande diverse e in tempi diversi. Il telescopio Subaru non è in grado di competere con la sonda “Cassini”, che è in orbita intorno a Saturno da 13 anni, ma nel medio-infrarosso può vantare la massima risoluzione finora raggiunta. La ricerca, pubblicata su “Astronomy & Astrophysics” con la prima firma di Hideaki Fujiwara, si fonda sull’emissione termica degli anelli. La cosa più interessante e inattesa riguarda proprio la luminosità nel medio-infrarosso della Divisione di Cassini, che nel visibile risulta ovviamente “buia” e quindi nerissima. La spiegazione data dagli autori della ricerca è che nella Divisione di Cassini, larga circa cinquemila chilometri, ci sono delle polveri scure molto fini che, in quanto tali, si riscaldano rapidamente sotto la radiazione solare.